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Devo dire che, grazie al cielo, a Berlino gran parte delle indicazioni si trovano anche in inglese. Non credo che sarei sopravvissuta altrimenti.
Quasi tutte le indicazioni.
Da Starbucks, davanti al pannello con la marea di possibilità. Nomi delle bevande: tradotti anche in inglese. Ingredienti: rigorosamente solo in tedesco. Finisce che riusciamo a prendere qualcosa di gelido in una giornata che già è gelida di suo. Lo stomaco si trasforma in un grosso e pesante iceberg.
Vale più o meno lo stesso nei primi ristoranti che visitiamo. Chiediamo cosa sia esattamente la “Salsa Remoulade”. Ci guardano male. Scopriremo che è un po’ come se in Italia si chiedesse cos’è il pane visto che quella cosa biancastra, con maionese, cipolla, cetrioli, senape e capperi, è ovunque oltre che ad avere un dubbio gusto.
In stazione non capiamo esattamente perché tra schermi e pannelli il treno che dobbiamo prendere ha 5 orari d’arrivo differenti. Evidentemente ho la faccia da “non capisco un’H di quello che leggo” perché un signore mi s’avvicina e inizia un breve monologo in tedesco. La mia espressione gli fa proporre un “English?” che io accetto molto volentieri. Dico la destinazione e mi ritrovo in pochi secondi con binario e orario giusti. Fiuuu.
Ma non ho mai desiderato di sapere il tedesco quanto in aeroporto. Vedersi 5 poliziotti che ti dicono che il bagaglio a mano non lo devi attendere alla fine del nastro, ma te lo consegnano loro (SIA MAI!) e quasi quasi ci stanno ad incazzarsi per una cosa del genere (anche perché ovviamente me lo dicono prima in tedesco e poi in inglese e quindi io capisco, al solito, meno che zero), non è niente. È stato traumatico il vedersi arrivare addosso di corsa l’uomo-orso (il pupazzo che ha fatto la mascotte nei giochi d’atletica per intenderci) saltellante e con il testone da quaranta chili. Terrificante.


Periodo di test universitari, periodo di discussioni.
Una ragazza mi ha detto che lei… beh, lei Medicina è sempre stato il suo sogno… ma no. No non perché non ha passato il test. Conoscendola sarebbe riuscita ad arrivare fra i primi 10, ma non è questo il punto. Il test non l’ha proprio fatto.
Perché? Perchè anche se sogna di fare la dottoressa da quando ha 5 anni, anche se è una delle poche persone che ha bene in mente cosa fare della propria vita perché sa che quel lavoro lo farebbe col cuore, anche se sa benissimo che l’università che ha scelto per lei sarà in gran parte un ripiego, lei Medicina… beh, no mai. Non si può.
Perché? Perché, insomma, una donna non può permettersi di finire di studiare così tardi. E Medicina dura troppo. Troppo per chi ha intenzione di farsi una famiglia. Troppo per chi ha già un ragazzo e ha progetti. Troppo mi dice lei… Troppo se sotto il camice ci sarà una gonna? Aggiungo io.
Non capisco. Non capisco soprattutto se si hanno le possibilità. Ma lasciando anche perdere la scelta discutibile o meno, chiedo: un ragazzo si sarebbe anche solo posto il problema?
Se sapessi ci fosse anche un solo sì sincero, sarei ben contenta di farmi i miei trip mentali per niente.
Siamo stanchi, vogliamo andare in albergo per la doccia serale, la giocata a UNO e, soprattutto, per dormire. Cena veloce e “sana” a base di crepes. Leggo una lista infinita di possibilità. Peccato che il tedesco non lo mastico troppo bene. Finisce che sono l’ultima a ordinare. Sbircio la crepes che è sulla piastra e opto per un “The same” e il tipico sorrisetto che implora silenziosamente “non farmi domande in tedesco, ti prego, ti prego, ti prego”. Ora che ci penso ho fatto tutta la vacanza a ordinare “The same”. Comunque pago, prendo il resto e aspetto. Parlo, mi distraggo e attendo che mi arrivi la cena. Nel frattempo un tipo, che definire come poco rassicurante è gentile, si appoggia al banco, ordina anche lui e si mette come me ad aspettare. È lo stesso che stava fuori dalla stazione a chiedere l’elemosina.
-Fe’, non hai preso il resto
-Uhm?
Allungo il collo e effettivamente vedo che una manciata di monete è ancora lì. Si allunga anche la mano, intasco e intanto acchiappo anche la crepes pronta. Sto ancora decidendo in che cosa consiste il “The same”, visto che ci sono un paio di cose che non riesco identificare troppo chiaramente, quando sento qualcuno che mi rivolge la parola, con un tono che non ha molto dell’amichevole. In tedesco. Cazzo.
Ed è lui, il tipo poco rassicurante. M’indica e continua a parlare. Sono convinta che è una parola unica, perché non sembra neanche respirare.
Provo con l’inglese. Non capisce o forse io non mi faccio capire.
Sta iniziando ad arrabbiarsi. Ha un colorito bordeaux che probabilmente, al momento, fa concorrenza con il mio. Poi arriva l’aiuto del pubblico.
-Fe’, guarda che il resto tu l’avevi già preso
-ah. (silenzio seguito dalla messa in funzione del mio neurone solitario)Quindi ho preso i suoi soldi?
-già…
-…
Sgancio sul banco quello che ho intascato poco prima con una rapidità da Oscar e ce ne andiamo con la medesima velocità.
-Però… se io non ne sto facendo una delle mie, non è che mi dovete dare un mano voi!
ps: ormai siamo agli sgoccioli, a breve parto per Tedescolandia e poi, se sopravvivo ai crauti, a nomi impronunciabili e a interminabili vie dello shopping (che vedrò di aggirare), ad agosto sarò comunque via...Non mi sembrava ancora estate per bene. Lo so, sono in ritardo di un mese, ma ammetto che tra una cosa e l’altra mi sono lasciata sfuggire i mesi estivi che un paio d’anni fa amavo di più(sto diventando vecchia?!).
A quest’estate mancava il mare, la partenza per qualche posto (ovunque sia, c’è sempre una partenza estiva) e il sole. Mare e partenze mancano ancora. Il primo mancherà del tutto. In compenso ieri ho guadagnato il sole.
E che guadagno…
L’ho cercato in piscina e, a dirla tutta, non l’ho trovato per buona parte della mattinata. Fa niente, io non rischio (memore di esperienze passate) e vado di protezione 30. Sì, sì, qualcuno mi dirà che sono pazza, che così non mi abbronzo, che… blablabla. Non m’interessa. Tanto abbronzata non divento comunque in un giorno, otterrei solo l’effetto gamberone. Lo evito grazie.
Nel primo pomeriggio inizio a sentirmi mortalmente calda sulla schiena, sulle spalle, sulle ginocchia, sui piedi. Meglio abbondare con la crema o so già che la mia pelle color studente-latte ne risentirà.
Resisto stoicamente sotto il sole, perché l’alternativa ombra comprende il sedersi in mezzo ai ragazzi di un centro estivo… no, non voglio le scarpe nascoste, lo zaino che vola sopra la mia testa o le calze piene di erba. Oggi sono io e completa vacanza.
Divertita, soddisfatta, rigenerata, torno a casa nel tardo pomeriggio, tutta contenta del fatto che ho stranamente preso colore nonostante le mi specialità ANTI-abbronzanti. Però ho un caldo pazzesco.
Sistemo costume, infradito, asciugamano e sono doppiamente contenta di non aver dimenticato nulla in piscina.
Avrei dovuto sapere che quando tutto fila così bene poi t’arriva la mazzata tra capo e collo.
-Ma hai messo via tu la mia crema (da quando mia sorella mette via anche la mia roba senza che io glielo chieda? No, anzi… da quando mia sorella mette via la mia roba? Così suona meglio)
-Ma ti pare (ecco, infatti… e allora com’è che io non l’ho messa via e lei è già al suo posto? Torno allo zaino e tiro fuori la crema da 30, così credo io, quella che ho usato in piscina)
-Crema idratante. (sì, vabbè, idratante, blablabla… ma la protezione? Dov’è che c’è scritto crema solare e compagnia bella?)
Ma… questa? (indico la crema a mia sorella)
-Da quand’è che la usi? (inizio a realizzare che è una normalissima crema per non so quale scopo)
-No, infatti… da quand’è che la uso? (Perché?! Perché?! Perché?!)
-Non dirmi che…
-Non te lo dico, ma…sì (No! No! No!)
-ahahahah
-grazie della comprensione
-ci credo che hai preso colore
Ahahahahah
Stamattina mio cugino:
“Feeeeedeeeee” mi salta al collo
“aaaaaaaaaaaaarg non farlo mai più” Eccola la mazzata fra capo e collo.
Chi voleva evitare l’effetto gamberone?
Un giorno sarò meno distratta. Un giorno sarò meno distratta. E’ una promessa.
Un po’… quando mi spiegheranno cosa vuol dire un po’…
Premetto che non ho futuro dietro i fornelli, almeno non per lavoro e spero che in laboratorio le indicazioni saranno più precise…
Finchè mi dicono, fai una pasta… ci siamo, le scatole sono buone e altruiste e riportano i tempi di cottura. Ma no, la tradizione culinaria si deve conquistare con il sudore della fronte e, quindi, sognati che ti diano indicazioni inequivocabili…
Una quindicina d’anni fa ho imparato l’arte dello sbattere l’uovo per l’impanatura della cotoletta alla milanese. Era il rituale del mezzogiorno, anzi delle 11 e 30, perché a casa della nonna a mezzogiorno si era seduti a pranzare.
Secoli dopo ho imparato a completare l’opera.
Ci sono state un altro paio di occasioni in cui mi sono data alla preparazione di questo piatto degno di uno chef (non dite di no).
Nella prima il suggerimento di mettere un PO’ d’olio nella padella è stato leggermente frainteso. Un quattro cucchiai e per me si poteva friggere… non ci sono riuscita molto bene e da grande genio del male ho sapientemente deciso di mettere l’olio in un’altra padella, scaldarlo, e trasferirlo a cucchiaiate nella padella originaria una volta caldo. Se solo penso che sarebbe potuto cadere sul fuoco acceso tra le due padelle… Beh, cosa dovevo fare? Non bastava quello che avevo messo all’inizio, continuava a venire risucchiato dalla carne per chissà quale strano fenomeno fisico.
Il risultato è stato qualcosa di leggermente intriso e grondante olio… ma gli amici sono sempre buoni e mangiano tutto (quella volta no…).
La seconda volta il PO’ che è stato frainteso è stato un altro. La quantità d’olio di partenza era giusta, ma poi, se mi dicono aspetta un PO’ io aspetto un PO’, non 2-3 minuti. Che cavolo, un po’ sono 15-20 minuti no? Se dico “arrivo fra un po’” è più probabile che intenda una ventina di minuti che un paio! No, evidentemente i tempi della cucina sono diversi da quello del mondo dei comuni mortali.
Ho preparato l’olio e me ne sono andata a fare i fatti miei per un buon quarto d’ora. Poi ho cucinato avvolta in una nube tossica. Tra l’altro, visto che si era al mare, in costume, giusto per avere più superficie esposta agli schizzi…
Il risultato è stato qualcosa che aveva un colorito nerastro tendente al carbone, con annessi vicini che sono venuti a constatare se non stava andando a fuoco qualcosa. In effetti, non dico che bisognava strisciare in stile marines per respirare, ma non ci mancava così tanto.
Ieri è stato il tentativo numero 3. Fatto per conto mio, con a casa nessuno per poter avere la massima concentrazione.
Memore delle esperienze passate i “PO’” sono stati valutati a dovere. E ce l’ho fatta.
E adesso che verrò nominata Regina del fritto ho deciso che non andrò tanto facilmente in giro a dire come sono arrivata al successo. Io ho rischiato la vita ben due volte: per ustioni e intossicamento. Che anche gli altri si sudino il successo.
Un po’… adesso che ho capito cosa vuol dire un po’…
Conversazione con le bionde a cui insegno il 2+2 sulla chitarra
<dove vai in vacanza?>
<in GermaniaaaaaavediamoBerlinoAmburgoLubeccaBrema> Qui mi gaso e stragaso e il fiato, no, non lo prendo. Anche perché, da quanto sto aspettando questa storia della vacanza all’estero?
<wow… quanto stai?>
<eee… Una decina di giorni, sarà un po’ un tuor de force (tremo al ricordo della vacanza di tre giorni a Roma… ho visto di tutto e di più, le mie gambe erano ridotte a pongo…ma abbiamo visto taaante cose, forse troppe u.ù) ma di più era proprio impossibile…> vi avrei dovuto far pagare di più, magari ci stava l’undicesimo giorno <ci spostiamo in treno>
Alter ego “va beh, fe’, finiscila che non ti hanno assunto come agenzia di viaggio…
E io vado in Germania e voi no… ah ah ah … Ich bin Federica….siiiii
Alter ego: -.-‘ l’abbiamo persa
<voi dove andate?>
La Bionda Grande: <io vado a Pietra Ligure una quindicina di giorni>
<ah, carino> non ho la minima idea di come sia, ma va beh…
BG: <e poi… Londra a Luglio>
<sì?! Bello> … va a Londra… e va beh… ci starà poco
BG <faccio una ventina di giorni>
<aaah… >
BG<poi ad Agosto facciamo 25 giorni negli U.S.A. con i nostri genitori… sulla costa orientale. L’occidentale l’abbiamo già vista. Beh, un po’, mica tutta, ovvio…però in un mese scarso, cosa vuoi vedere…qualcosina qua e là> sorrisetto angelico (leggere: faccia che al momento prenderei volentieri a schiaffi)
<già…qualcosina…> io in 10 giorni vedo almeno 3 vie di 4 città!!!… e farei il giro del mondo in 40 giorni, Verne era un dilettante u.ù
La Piccola Bionda: <io invece ho gli esami… quindi a giugno dovrò stare a casa> poverina…
PB.<beh… sì, poi i 25 giorni negli States> dillo un’altra volta e ti faccio ingoiare il plettro
PB: <ma Luglio lo faccio tutto in Irlanda… vacanza studio, sarà un po’ una palla>
<ahem…sì….> MA COSAAA?
<beh… vi fate delle belle vacanze> deglutisco… e proprio spontaneamente mi viene un <io è la prima volta che vado all’estero… > l’andata e ritorno nel traforo del Monte Bianco non conta???
In coro<sì, dai> esitano un momento <davvero?> ho qualche dubbio che ci abbiano creduto seriamente
<beh… no, la gita della quinta liceo?>
<no…Italia… 4 giorni a Napoli> e solo perché abbiamo praticamente pregato 2 prof di religione che con noi non avevano niente a che fare…va beh… con annesso viaggio in treno in cuccetta con loro… quando si dice che la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo u.ù
<ah. Beh noi è da un po’ di anni che andiamo in giro. Siamo state in Messico, Namibia, Cina, Botswana> la mascella inizia a cadermi<Sudafrica, U.S.A. e Australia…> la luna? Siete state sulla luna? -__-
<…beh, ci vediamo a settembre allora?> chiudiamo la qui, perché oltre non reggo
BG<sì… beh, ci facciamo sentire noi, perché io forse, anche se è ancora da vedere, a inizio settembre faccio una settimana a Praga>
‘STI CAZZI!